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01 luglio, 2012

danni a' ladri

(Parodia vernacolare di “Guerra ai ladri!” di Carlo Chionne)

‘Na vecchietta si butta dar terrazzo:
n’avean tagliato la pensione, cazzo!
Sagrifiàta per ir dio Mercato,
da que’ bastardi pagati dallo Stato!
Da’ Bossi, da’ Bersito, da’ Rutelli,
da’ Lusi e da’ quell’artri ‘onfratelli.
Voglio vedevvi piànge, be’ mi’ maiali,
dietro ‘r carro da morto, a’ funerali
davanti a tutti Monti e la Fornero,
un dietro l’artro, tutti ar Cimitero.
Un cerdetevi più di falla franca,
servi-padroni d’una varsiasi banca,
ir popolo s’è rotto e più un v’ascorta.
Morissi! vesta vi è l’urtima vorta!
Sur bene di mi’ ma’, su quer sangue versato
che ora grida vendetta dar serciato!
Ir sangue ‘hiama ‘r sangue: siamo pronti
a ritornà a combatte su pe’ ‘ monti
e riverà prima o poi, noi ci si spera,
presto, anche per noi, la Primavera!

Ermanno Volterrani, aprile, 2012

13 maggio, 2012

sono 'ncazzato


A bestia, so’ ‘ncazzato!
‘Ncazzato ‘ome un m’era mai ‘apitato!
Dice luilì: “Sarvo l’Italia!”
E sembrava fussen tutte rose e fiori
e ‘nvece siamo pieni di dolori
incazzato, mario monti, governo, tasse, tartassati
dalle mazzate ‘he cianno rifilato.
Benzina, gasolio, IVA, IMU,
tutto rincara
sur groppone der poero disgraziato!
Una ‘osa sola è calata
da se’ mesi ‘n qua: la busta paga!
E, pe’ compenso, è aomentata
de’ giovani la disoccupazione.
E ci ‘redo!
Se ‘ vecchi un li fate andà ‘n pensione,
a lascià ‘r posto a’ su’ fillioli, ‘ome fanno?
Ma ‘ sòrdi pe’ partiti, ministri
e sottosegretari velli un mancan mai,
tanto, a mantenè que’ mangiapane a ufo,
ci pensan l’omini ‘omuni, l’operai!
Io dio:
“Pe’ sanà ‘r debito così, ‘n questa maniera,
c’era bisogno d’ingaggià tanti professori,
esperti, specializzati finanzieri?
Ci s’andava io, te e ‘n antro paio
e s’arrivava alli stessi resurtati:
s’aomenta tutto,
a partì dar pane quotidiano!”
E ‘n tre balletti
si risana ir debito italiano.

Ermanno Volterrani, aprile 2012

09 novembre, 2011

la grisi

‘Na grisi ‘osì ner mondo un c’è mai stata:
ci si dev’arrangia’, trentun per forza,
dicevano ‘ vecchi ar tempo della guerra,
la mesata un basta neanco per  mangia’
figurati per fa’ ‘ regali di Natale.
Eppure ‘ bimbi un possano trova’
a ceppo, sguarnito a ‘ piedi dell’abete:
la festa a loro un gli si po’ nega’!
Vorrà di’ che si tirerà la cinghia
e ‘nvece di mangiacci tre pandori,
se ne ‘ompra uno solo e ci si fa dura’
fin’ar cenone della fin dell’anno
e lo spumante? Coll’acqua di viscì!
Ma ‘ nostri bimbi se la devano gode’
e no scapita’ di vesta recessione
e un branco ci si goderà anco noi,
a vede’ l’occhi cispiosi e lustri-lustri
pella smania di scarta’ ’ pacchi ‘olorati:
s’aspettano balocchi, cioccolate
sorprese da resta’ maravigliati!
Vorrà di che coll’euri risparmiati
der vestito da ‘ncigna’ pell’occasione
delle scarpe e, perché no, der panettone
si cercherà di faglici trova’
un regalo ‘he li possa ‘ontenta’!


Ermanno Volterrani, dicembre 2008